Rispettare lo stile dell’autore

Una delle tentazioni più forti di chi deve mettere le mani su un testo altrui è stravolgerne lo stile, sovrapponendo la nostra voce a quella dell’autore.

Sì, va bene. Lui/Lei indugia in frasi chilometriche mentre a noi piace lo stile stringato.
O viceversa ogni cinque parole c’è un punto, al massimo un punto e virgola, e a noi non piace il punto e virgola, ci è sempre stato antipatico.
Indugia nel dialettale, fa troppo il simpatico, il piacione, il presuntuoso. Ma chi si crede di essere?

Eppure ci ha chiesto di aiutarlo a migliorare il suo testo, quindi i nostri gusti personali tocca lasciarli da parte e mettersi al lavoro. Dobbiamo rispettare il suo stile.

Anche perché se gli riconosciamo uno stile con caratteristiche proprie è già positivo, credetemi.

Tanti, troppi testi sembrano copiati e incollati da wikipedia, (e forse lo sono, controllate sempre) in nome della neutralità dell’autore.

Ma perché l’autore dovrebbe essere neutrale? Uno dei passi da compiere per essere chiari, l’abbiamo visto nel post precedente, è uscire dalla propria comfort zone. Abbandonare i modi di dire, i ragionamenti che diamo per scontato, e scardinare il linguaggio, cercando di trovare le parole della nostra esperienza, lì dove si sono depositate mentre capivamo davvero, facendo, provando, quello che adesso raccontiamo agli altri.

Il bello dell’editor è che in una pagina scritta ci sente una voce, un ritmo, un carattere, tutto un mondo. Ci sono quelli abituati a parlare in slogan, gli essenziali che vanno dritti al punto (anche quello finale), gli entusiasti che ti trascinano in pista a furia di punti esclamativi.

Ridurli tutti ad uno stesso tono sarebbe un’assurdità, non s’ha da fare.

Quello che s’ha da fare, invece, è rendere ancora più vivido quel tono, quel ritmo, quella voce. Si può tagliare, accorciare, sostituire parole, smussare gli incipit e le conclusioni, chiarire dove occorre, sfrondare il superfluo. Tutto, per dare spazio a quella voce, per aiutarla ad emergere chiara e forte.

“Era proprio quello che volevo dire!” vi dirà l’autore.

Sempre, si intende, che sia abbastanza bravo da accorgersene

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