Piccoli lettori digitali crescono

Sono tornata da Bologna con gli occhi e la testa pieni di immagini, voci, esperienze ed idee. E anche con le riflessioni seguite alla presentazione dei risultati della ricerca #Natidigitali, promossa da AIE, Fattoremamma, Mamamò in collaborazione con Filastrocche e AIB.

Per quanto si possa rimproverare alla ricerca di essere stata condotta su un campione relativamente omogeneo di famiglie, che frequentano il web, leggono molto e hanno un livello culturale piuttosto alto, emergono comunque alcune notazioni interessanti, che vorrei esaminare dal punto di vista di chi fa libri digitali e ha in testa di affrontare a breve i lettori “nati da poco”.

Libri per momenti e funzioni diverse 

Malgrado il fatto che la percentuale di bambini che leggono “digitale” in compagnia di un adulto sia molto alta (100% nella fascia 0-2 anni e 75% nella fascia 2-5), il libro cartaceo sembra rispondere molto di più alla necessità di costruire una relazione tra genitore e bambino, mentre quello digitale è connotato dai valore di “autonomia”. Il libro cartaceo è il libro per ogni momento, dal gioco alla buonanotte fino al vasino, mentre il digitale spesso è la soluzione per i viaggi, le lunghe attese, e in generale i momenti in cui c’è bisogno di intrattenere il bambino in modo giocoso ma senza un eccessivo coinvolgimento da parte dell’adulto, perché l’interattività sostituisce in parte il suo ruolo.

Relazione e isolamento

Personalmente credo che la relazione si possa costruire sempre sia nel caso di un gioco che della lettura condivisa di una storia, certo dipende dalla storia. D’altro conto nella mia esperienza di genitore il libro intrattenimento da viaggio, come sono state per noi per esempio le fiabe sonore, svolge un ruolo salvavita fondamentale (anche quello però condiviso, visto che le favole le sentivamo tutti!).

C’è anche un altro tipo di relazione che mi sembra poco coltivata ed è quella tra bambini che possono interagire con lo stesso libro gioco. Questa è un’esperienza che a partire dai 6-7 anni avviene con tutti i video giochi e app che diventano subito social. Peccato lasciare questa straordinaria capacità interattiva solo ad un tipo di prodotti più commerciali, senza sfruttarla per i libri.

Apprendimento

E’ molto interessante vedere come ai libri digitali sia strettamente legata l’idea di apprendimento. Molti sono i libri e le app per fa fascia prescolare, per esempio, che aiutano ad imparare le prime parole, le forme o i numeri. L’ipad, praticamente è il nuovo Sapientino.

Sulle potenzialità del digitale per l’apprendimento non ho dubbi. E’ una modalità che coinvolge la memoria visiva, quella uditiva, e anche quella motoria. Si può rispondere velocemente agli input ma anche ripetere all’infinito fino a quando non si riesce e non si assimila completamente. Ognuno è in grado di trovare un proprio ritmo e una modalità consona alle proprie caratteristiche di apprendimento, e in più è un gioco percepito come tale.

Poco, troppo poco, c’è ancora per la fascia scolare, che è quella che in questo momento mi interessa maggiormente. Eppure non c’è dubbio che gli stessi testi scolastici stiano sempre più andando verso una direzione interattiva, con testi ridotti all’osso, grande uso di finestre, box, rimandi, riepiloghi e domande tese a stimolare e tenere viva l’attenzione, e appendici web che però troppo spesso rimangono inutilizzate. La domanda dei genitori di bambini del triennio delle elementari e delle medie è :”come faccio a farlo studiare su qualcosa che non sia il libro?”. Come se il libro avesse perso, nella sua forma attuale, la capacità di tenere viva l’attenzione e passare informazione. E a questa domanda a me piacerebbe rispondere.

Fantasia contro tecnologia

C’è una percentuale piuttosto alta di genitori che temono che l’approccio prematuro al digitale metta a repentaglio la capacità dei propri figli di sviluppare la propria fantasia. Il libro cartaceo è “magico” e dotato di valore intrinseco, quello digitale un po’ meno. Se sviluppa doti, sono quelle tecnologiche. Si impara a usare un mezzo, si impara qualcosa di utile, ma la fantasia non c’entra niente. Lungi da me, lettrice appassionata da sempre, di mettere in dubbio tale affermazione. Io senza libri non potrei vivere, adoro la carta e più mi interesso di digitale più collezione edizioni rare e vintage, perché ne riconosco la bellezza.  Ma certe dichiarazioni assolutiste mi ricordano la patina seppiata di certi instagram e pinterest dove si passa più tempo a parlare di book styling che a leggere. La fantasia si nutre di storie, di suggestioni, di sorprese. C’è voluto tempo perché l’editoria cartacea capisse che era necessario ripensare i libri per bambini e ragazzi, che educativo non voleva dire manuale di galateo, che le figure potevano raccontare anche senza testo, che il pop-up è una forma d’arte, e l’illustratore è un artista. Ci vuole tempo, ci vuole passione, ci vuole tanta voglia di sperimentare. E soprattutto, secondo me, bisogna pensare alle possibilità non ancora sfruttate del supporto, quello che ancora non riusciamo a cogliere del tutto.

Chi mi compra?

E veniamo alle note dolenti. Quello del libro digitale, soprattutto per la fascia dei più piccoli, è un mercato di nicchia dentro una nicchia appena più estesa. Difficile farsi conoscere, ci si affida al passaparola del web: social, recensioni sui blog e i siti specializzati, ma anche sulle piattaforme d’acquisto. Manca del tutto il tramite fondamentale dei professionisti: insegnanti, librai, bibliotecari  che rischiano di non essere coinvolti in questo delicato passaggio, perdendo quel ruolo di guida e di “personalizzazione” dell’acquisto e della lettura che secondo me è un valore irrinunciabile.

E per chi produce, c’è un’altro ostacolo. Se la digitalizzazione apre strade nuove all’editoria adulta, grazie alla possibilità di autopubblicazione e autodistribuzione, rischia di chiuderle all’editoria per ragazzi. In questo settore l’investimento in termini di lavoro e tecnologia è decisamente maggiore, e considerando lo scarso ritorno economico si fa fatica  a lanciarsi senza le spalle almeno parzialmente coperte.

Se l’argomento vi interessa vi consiglio di leggere il resoconto del Digital Readers Camp, per un punto di vista professionale, e un bell’articolo apparso su Mamamò, molto utile a chi, come genitore o insegnante, si interroga sulle “complicanze” del passaggio al digitale.

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