Per dieci minuti al giorno e l’adiacente possibile

Capita che certi libri arrivino nella tua vita proprio quando ne hai più bisogno.

A me è successo con “Per dieci minuti al giorno” di Chiara Gamberale.
Non è il genere di libro che leggo di solito, e lei l’avevo solo sentita alla radio e non ero riuscita a capire se mi piacesse o no.
Di sicuro non mi piaceva la sua voce: era strascicata e un po’ tremula e io di solito preferisco le voci decise.

Fatto sta che l’estate scorsa mia sorella mi chiama, e mi dice che c’è un libro che l’ha fatta pensare a me. Mi racconta la storia:

Chiara, una ragazza sui trenta abbondanti, è stata lasciata dal marito dopo 18 anni di matrimonio, e non sa come fare a rimettere i insieme i pezzi della sua vita. La sua terapeuta allora le propone un gioco: per dieci minuti al giorno, durante un mese, dovrà fare una cosa che non ha mai fatto prima. Titubante all’inizio, la protagonista man mano si lascia prendere da questo gioco, che diventa un vero e proprio percorso di scoperta di sé e degli altri.

La cosa mi incuriosisce a tal punto  che decido di giocare anche io, ancora prima di leggere il libro.
Certo io di anni ne ho quasi 50 e non 36 come la protagonista,  e quindi è più difficile trovare una cosa che proprio non ho mai fatto. Così inizio dalle imprese sportive correndo sulla spiaggia dietro a un’amica maratoneta, e vado avanti con cose che non facevo da molto tempo, o che avrei desiderato fare in modo diverso, e mi butto in situazioni, legami, gruppi e occasioni tutte nuove, per un totale di minuti assai superiore ai dieci consigliati, e più dilatato nel tempo, ma decisamente fruttuoso.

Se il gioco mi prende tanto, è perché ritrovo molto di me in Chiara. Ma anche perché istintivamente riconosco nelle possibilità aperte da quei dieci minuti le infinite porte dell’adiacente possibile, un concetto inventato dal biologo Stuart Kaufman per spiegare come procede l’evoluzione in biologia, che proprio in quel periodo sto cercando di assimilare e spiegare in modo semplice per un progetto di divulgazione (se vi incuriosisce cliccate qui, altrimenti leggetevi il post e casomai ci tornate dopo con calma).

Il concetto dell’adiacente possibile applicato alla biologia dice in pratica che ogni organismo, ma anche la singola molecola, quando evolve non lo fa saltando come un grillo, ma lungo un percorso segnato dalle possibilità di cambiamento che ha intorno a sé.  Ogni volta che apre la porta di una possibilità quel movimento le apre altre possibilità, ognuna delle quali a sua volta si apre su altre, e così via all’infinito.

Riportando questo concetto sul piano esistenziale, l’adiacente possibile ci dice che non possiamo stare fermi, se vogliamo evolvere.
Ma non siamo costretti a fare i grandi salti, possiamo muoverci lentamente, esplorando ciò che ci è vicino.
Chiara fa cose apparentemente banali: preparare dei pancake, ballare l’hip hop affidandosi ad un tutorial su you tube, camminare all’indietro. Ma non sono banali quando presuppongono il superamento delle proprie paure, un pregiudizio, l’uscire dalla trappola del guardarsi l’ombelico per ascoltare e vedere quello che ci circonda.

É interessante anche vedere come certi movimenti che sono proiettati verso l’esterno,  facendo lo sforzo di mettersi nella testa dell’altro, di vedere con i suoi occhi, di provare a fare ciò che per lui o lei è normale, portino dietro un cambiamento così profondo a livello personale, smuovendo forze e macigni che abbiamo dentro.

E alla fine, alla lista delle cose che non avevo mai fatto, posso aggiungere anche l’aver letto per la prima volta un libro di Chiara Gamberale, anzi, di averlo ascoltato su Audible nell’edizione di Emons, letto proprio dall’autrice, con la sua vocetta strascicata e tremula, che mi ha fatto compagnia in questi mesi e alla fine ho imparato ad amare.

Riassumendo:

Titolo

Per dieci minuti al giorno

Autore

Chiara Gamberale

Edizioni

Feltrinelli, audiolibro Emons

A chi è consigliato

A chi ha perduto qualcuno o qualcosa, a chi non sa che pesci prendere, a chi vorrebbe cambiare o uscire da una situazione stagnante ma non ha l’energia di fare salti o passi delle cento leghe. 

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