Le sfide dell’editoria da Gutenberg all’ebook

Le sfide dell’editoria da Gutenberg all’ebook: le strategie di sopravvivenza del libro di fronte ai cambiamenti

E’ uscito da qualche mese un ebook dell’Accademia della Crusca, dal titolo “L’editoria italiana nell’era digitale”, a cura di Claudio Marazzini.

E’ abbastanza notevole che un’istituzione incaricata di salvaguardare la tradizione abbia deciso di parlare di digitale e di farlo proprio con un ebook.

Ma ancora più notevole è stato rendersi conto, leggendo la storia dell’editoria europea (con un particolare riguardo a quella italiana), che alcune questioni di cui si discute adesso si sono presentate, in forme analoghe, anche nel passato.

 Tra cultura umanistica e cultura tecnica

La tipografia, ovvero la stampa in rilievo con caratteri mobili – i tipi – fusi in lega di metallo, nasce nelle botteghe degli orafi, dei monetieri e dei peltrai della Renania. E’ lì che Gutenberg perfeziona la tecnica di produzione in serie dei caratteri e realizza un tipo di inchiostro che aderisce al metallo.

Ma per affermarsi e trovare contenuti, la tecnica ha bisogno della cultura, e i primi tipografi si stabiliscono in Italia. Qui, nel quattrocento, la produzione ed il commercio del libro manoscritto vivono un momento di grande splendore grazie agli umanisti che recuperano i testi classici dimenticati nelle biblioteche dei monasteri, ai prìncipi che commissionano ai librai  codici preziosi, ai cartai di Fabriano che mettono a punto un sistema di produzione della carta (attraverso la mediazione araba) talmente innovativo da detenere il monopolio in Europa.

Da allora fino ad adesso, passando dalla macchina continua e  dalle stampanti offset, il digitale non è che l’ennesimo frutto dell’incrocio tra cultura umanista e cultura tecnica. E nel tempo il ruolo di paese di riferimento è passato a chi è stato  capace di rappresentarle entrambe.

Design e leggibilità del libro

Palatino, Times new roman, italico. Siamo così abituati ad usare questi termini  da dimenticare che hanno un pedigree di tutto rispetto, visto che affondano le radici nell’umanesimo italiano, nel culto dell’eleganza formale dell’epoca classica.

E che già allora anticipavano i concetti di design, leggibilità, e anche, esageriamo, di user friendly. Erano infatti pensati e disegnati per rendere la lettura scorrevole, facile e piacevole, come metterà bene in evidenza Bodoni nel suo Manuale Tipografico del 1818.

Anche i formati cambiano, alla ricerca di edizioni più agili e maneggevoli da portare con sé per godersi in qualunque momento la lettura dei bestsellers dell’epoca. Allo stesso modo il frontespizio che racchiude le informazioni essenziali del libro, la marca editoriale (una stampa a carattere allegorico che permette di riconoscere subito la stamperia), l’occhiello  e successivamente la copertina, sono innovazioni che nascono dall’esigenza di rendere il prodotto immediatamente riconoscibile e distinguibile in un mercato che diventa sempre più affollato.

Copyright, regole, pirateria  e censura

Siamo abituati a pensare che la pirateria abbia a che fare con l’era dell’informatica, ma in realtà è sempre esistita.

Dopo un primo periodo in cui l’editoria si sviluppa e cresce in uno scatenato regime di anarchia, gli stampatori sentono l’esigenza di costituirsi in corporazioni per tutelarsi. Il primo diritto di esclusiva, l’Imprimatur, nasce da questo bisogno e viene appoggiato dalla Chiesa che vuole controllare il contenuto dei libri .

L’opera più piratata della letteratura italiana sono i Promessi Sposi di Manzoni. Le prime mille copie si esauriscono in pochi giorni e subito partono le ristampe non autorizzate a basso prezzo. In un mercato ormai saturo Manzoni non riesce a far uscire una seconda edizione. Prova ad aggirare il problema pubblicando a sue spese un’edizione illustrata distribuita in fascicoli, ma le sottoscrizioni sono insufficienti a coprire le spese.

Nei primi del ‘900 Marinetti proclama il carattere effimero dell’arte, che esclude le le lunghe durate o le tirature limitate, e fa  circolare le sue opere gratuitamente, anticipando l”editoria del dono” tipica del web.

Adesso si discute molto su DRM, proprietà intellettuale e software proprietario,  i classici circolano gratuitamente grazie al digitale e ai limiti temporali del diritto d’autore, gli autori emergenti puntano sui prezzi simbolici per fare conoscere le proprie opere. Sono tutte questioni aperte, che troveranno risposta nei prossimi anni.

Editori e lettori: due ruoli complementari

Il ruolo dell’editore è cambiato nel tempo, accorpando o separando a seconda dei paesi e delle situazioni i ruoli di stampatore, libraio, agente letterario, revisore, promotore, distributore. Le fortune degli uni hanno decretato la rovina di altri, e sempre ha potuto resistere chi ha saputo adatattrasi velocemente ai cambiamenti, intuendo quello che doveva ancora venire, e trovando il modo di essere più avanti degli altri, al momento giusto.

Ma chi ha avuto un ruolo ancora più importante  per la sopravvivenza del libro – e continua ad averlo –  è il lettore. Se dopo un brillante inizio l’editoria italiana deve rassegnarsi a cedere lo scettro ad altri paesi è certo a causa di molti fattori, tra cui la frammentazine del mercato, la chiusura delle frontiere del mondo protestante e la mancanza di una lingua davvero comune, ma soprattutto la “mancanza di un solido pubblico di lettori della classe media”.

Lo stesso che nell’800 favorirà in ambito anglosassone la nascita del romanzo moderno e che oggi fa sì che in USA e UK il digitale abbia sorpassato il cartaceo mentre da noi stenta ad affermarsi. Possiamo mettere in piedi le strategie di produzione e vendita più raffinate, ma se nessuno legge è tutto inutile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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