Le nuove tendenze delle librerie digitali

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Le nuove tendenze delle librerie digitali. Come cambia il modo di vendere e comprare  i libri nell’epoca del digitale

L’avvento del digitale non sta cambiando solo il modo di pensare e pubblicare i libri, ma anche quello di venderli. Se vogliono sopravvivere, le piattaforme di vendita devono evolvere, adattarsi ai nuovi modelli di fruizione e acquisto, capire le tendenze e decidere se anticiparle, assecondarle o costringerle ad una sterzata.

Ma quali sono queste tendenze?

1. Tutto e subito

Negli ultimi anni la fruizione dell’ intrattenimento e il modo di informarci sono cambiati radicalmente. Attraverso device sempre più leggeri e mobili possiamo sapere ciò che ci interessa, vedere un film, una serie tv, un programma, ascoltare musica. Non è necessario superare una distanza, aspettare lo scorrere del tempo: il nuovo motto è tutto e subito. Trovarsi un click indietro rispetto ad un concorrente può farti perdere una fetta di mercato,  lo sanno bene Amazon  e gli store di Ibooks e Googleplay che puntano sull’acquisto immediato. Ma anche le case editrici che vendono i libri direttamente dal proprio sito, accorciando le distanze. Per superare tutti in questo campo bisogna essere i più veloci, o i più lenti. Uno dei punti di forza delle saghe e delle serie che imperversano nelle fiction e nella narrativa (sempre di storie si tratta) è quella di ricreare l’attesa, di ridestare il desiderio, di concedere con il contagocce.

2. L’insostenibile attrazione del low-cost

La passione per il low-cost ha travolto l’intero mercato, dai viaggi alla moda fino al cibo e ai prodotti della casa nei discount. I libri non fanno eccezione, e gli ebook sono un ottimo modo di risparmiare, visto che il loro prezzo di solito è decisamente inferiore a quello degli equivalenti cartacei. In più c’è la possibilità di approfittare delle promozioni, e scaricare un libro per il prezzo di un caffé, con il bonus della soddisfazione di quando si fa un affare. Ora, se è vero che il low cost è in grado di avvicinare più lettori ad una collana o ad un autore, con l’idea che al primo acquisto ne seguiranno altri, e che in certi casi la circolazione del proprio nome e della propria opera sono più importanti di qualunque guadagno, a lungo andare questa bulimia di produzione e fruizione può portare ad un solenne mal di pancia. Tra troppi titoli a meno di un euro ci si perde, e dopo l’ennesima delusione di fronte a contenuti poveri e sciatti, ci si può rendere conto che anche una cifra piccola può essere uno spreco, e si può avere voglia di investire un po’ di più per avere qualcosa di decisamente migliore, che non finisca nel dimenticatoio ancora prima di averlo terminato.

3. Il modello Netflix

Le chiamano i “Netflix dei libri”, dal modello della piattaforma che offre la visione in streaming di film e serie tv su abbonamento. Le prime sono state Oyster e Scribd, seguite da Amazon con il suo Kindle Unlimited. Per funzionare, devono poter contare su un catalogo più vasto possibile (ricordate il tutto e subito? se non trovo lì il mio libro è chiaro che mi rivolgerò altrove) e su un ampio bacino di lettori forti, come è quello anglosassone. In Europa, e in particolare in Italia, si hanno forti dubbi che la cosa possa avere lo stesso successo. Per ora ci sono alcuni esperimenti  interessanti. Il primo è quello di Lea della casa editrice Laterza, che offre l’accesso su abbonamento ai propri libri, quello di Bookstreams, tutto italiano e  super indie (gli editori iscritti sono infatti molto piccoli) e l’ultimo quello di Bookolico che era partito come piattaforma per selfpublisher per poi estendersi alle case editrici, e introduce l’idea che i guadagni arrivano non solo dai download ma dalle views, così si monetizza  la fruizione saltibeccante e bulimica di molti lettori. C’è da dire però che recentemente Netflix ha attirato molti utenti soprattutto per le proprie serie distribuite in esclusiva , a riprova che alla fine la qualità paga sempre.

4. Il solito raccomandato

Tra le abitudini di acquisto c’è quella di consultare le recensioni degli altri compratori. È il consiglio dell’amico, potenziato dal web. Amazon ne ha fatto un modello vincente, Bookolico vuole sfruttare l’idea della community. Il passo successivo sarebbe convertire social network per appassionati di libri come Goodreads o Anobii in piattaforme di vendita.

5. L’algoritmo dell’affinità

I nostri dati, qualunque cosa facciamo o diciamo in rete, vengono monitorati e analizzati. L’intenzione delle aziende è quella di avere un profilo quanto più preciso dei nostri interessi e dei nostri desideri, così da proporci offerte sempre più mirate. Nel migliore dei mondi possibili, sarebbe il nostro libraio di fiducia a suggerirci il prossimo romanzo che ci appassionerà, scelto con cura in base alle nostre letture precedenti. In rete invece è un algoritmo, ma non tutti possono permetterselo.

6. Global o local, online o offline

Le tendenze di acquisto oscilano tra la mondializzazione dei desideri e il ritorno al kilometro zero. Se Amazon ha fatto la parte del leone permettendoci di accedere a testi in lingua che fino a qualche hanno fa avremmo solo potuto sognare di possedere, il suo modello di produzione rischia di avere conseguenze nefaste sulle stesse case editrici e sulle librerie che se ne servono. Ultimamente la prima grande piattaforma di vendita online di libri, IBS, ha aperto dei punti vendita in varie città, dove organizza eventi e presentazioni e permette l’acquisto anche degli ebook. Una tendenza a ritornare al contatto reale tra persone da affiancare alla rete che troviamo anche in goodbook, una piattaforma che permette di acquistare on line ma ritirare in una delle 380 librerie associate, promuovendo così l’economia e le comunità locali, e riducendo sprechi ed imballaggi.

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