La quarta di copertina è un genere letterario

Come si scrive una quarta di copertina? E soprattutto come si scrive una quarta di copertina in tempi di libri digitali?

La funzione della quarta è sempre stata complementare a quella della copertina. Se il lato A del libro punta su grafica, colori e font per colpire il lettore e spingerlo a sfogliare le prime pagine, il lato B fa il gioco di sponda. Deve dare le informazioni che la copertina non ha lo spazio di contenere, impegnata com’è a fare il suo suggestivo show off.

Quali  informazioni, deve sceglierlo in base al tipo di lettore che vuole affascinare, e agli assi che si ritrova nella manica. Per esempio la foto dell’autore, se questo è famoso, bello, o entrambe le cose insieme; uno o più commenti ad effetto, quasi degli slogan, apparsi su testate famose o attribuiti ad autori acclamati che fungono da testimonial; o anche un estratto del libro, a volte una sola frase, ovviamente quella più suggestiva, misteriosa e incisiva.

C’è infine la versione più classica della quarta di copertina, che però può essere anche un risvolto laterale, composta da sinossi più biografia dell’autore.   Questa parte, più delle altre, richiede un lavoro attento. Nel mare magnum di libri che affollano una libreria di media grandezza, riuscire a trattenere l’attenzione del lettore, solleticare la sua curiosità, fargli venire voglia di leggersi l’incipit o l’indice e da lì procedere alla cassa,  implica tutta un’arte della scrittura.

Cosa dire e cosa tacere, su quale dei contenuti puntare, e che stile adottare, non sono scelte banali. E diventano ancora più importanti nel caso di ebook o di libri cartacei venduti on line. La quarta di copertina, nel mondo digitale, scompare del tutto e tutta la nostra informazione sul libro ci viene data dalla breve sinossi a cui abbiamo diritto per ogni libro messo in vendita. (All’importanza della copertina nelle librerie online invece dovremo dedicare un post a parte).

La sinossi non può essere troppo breve, con il rischio di far sembrare che tale scarsità di parole corriponda ad una scarsità di contenuti, ma non può neanche essere troppo lunga. Dopo le prime righe la piattaforma taglia il testo e ci allontaniamo almeno di un click dall’attenzione del possibile lettore.

Ma al di là della lunghezza è necessario puntare sul contenuto. Nel caso di un manuale, per esempio, al momento di presentarlo è necessario chiedersi non solo di cosa parla ma come lo fa, a chi si rivolge, cosa aggiunge di nuovo a ciò che è stato detto sull’argomento, in che modo la sua lettura potrà dare al lettore un valore aggiunto.

Valutato quindi qual è il punto di forza del libro bisogna trovare un modo accattivante per raccontarlo. Tutte le tecniche narrative sono buone, ma l’incipit, come nei libri, conta anche nelle sinossi. Osserviamo qualche esempio che riguarda i libri di cucina:

Ti è mai capitato di arrivare a metà di una ricetta solo per ritrovarti con un intruglio incomprensibile e non avere la minima idea di dove hai sbagliato? Se la risposta è sì, XXX è la soluzione!

La tecnica della domanda iniziale funziona sempre. In questo caso si espone il problema, ovvero l’impossibilità di seguire una ricetta fino alla fine, e si presenta la soluzione, le ricette di XXX, che promettono di essere precise fino alla fine. Per quanto efficace, questo tipo di comunicazione si rifà troppo da vicino alla tecnica di uno slogan pubblicitario. Potrebbe funzionare su alcuni lettori, e suonare troppo artificiale per altri. Da un punto di vista stilistico, sebbene ritenga l’attacco efficace, ritengo che un passaggio più morbido ed elegante verso la soluzione sia da preferire.

Natale, Pasqua, Capodanno… ci sono occasioni speciali in cui non puoi certo permetterti di sbagliare menù. Questo libro ti viene in aiuto con una ventina di squisite (ma pratiche) ricette, per uscire da ogni impaccio e rendere le tue feste ancora più magiche.

L’immagine del libro che “viene in aiuto” è anche evocativa di sentimenti affettuosi e di guida, che ben si accordano con l’atmosfera generale delle feste familiari. Personalmente non userei il termine magiche, e lo sostituirei con memorabili, e metterei un più semplice ricette facili e gustose invece di squisite (ma pratiche) ricette, perché mi piace che le parole scorrano nella mente e sotto gli occhi senza inciampi, ma questo è un dettaglio successivo.Vorrei fermarmi invece a quella ventina. Attenzione ai numeri, infatti. Se l’offerta è limitata, può essere giustificata da un prezzo piccolo, altrimenti vi si ritorce contro.

Facciamo ora un passo avanti e proviamo a pensare se si può essere più creativi. Guardate questo esempio:

Ingredienti: ¼ di guida al bere, ¼ di educazione sentimentale, ¼ di autobiografia, ¼ di storia, aneddotica e civiltà del bere. Miscelare tutto con arguzia e leggerezza. Una volta servito, il cocktail vi sorprenderà per il riuscitissimo amalgama di ritmo, garbo e humour. E si avvertirà ancora una volta la consapevolezza che l’alcol, più che al fegato, sia capace di parlare al cuore.

Parlare di un libro sulla vodka usando la terminologia e la struttura di una ricetta di cocktail. Un’idea geniale che ci fa divertire ed entrare subito nella giusta atmosfera, pur dandoci tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno, sia sui contenuti che sullo stile del libro.

Nel ritmo, nel tono, nello stile, la sinossi deve infatti accordarsi al contenuto. Per un libro che si propone come una pausa dal quotidiano, che punta sulle foto raffinate e aspira a farci sognare, a farci immergere in un’atmosfera rarefatta, senza tempo, raffinata e semplice, osiamo la descrizione con una sequenza ad accumulazione, in modo da creare un ritmo lento e sospeso.

Il sapore romantico delle cose dimenticate, la bellezza nascosta di un dettaglio, il profumo discreto di un dolce che cuoce in forno mentre tutti dormono…

oppure, se lo stile del libro è ironico, e si propone come una guida per far finta di sapere, demistificando la sacralità dei  riti da enoesperti, è bene metterlo subito in evidenza, creando una complicità con il lettore attorno ad un codice stilistico da imbonitore che si prede in giro da solo.

Non avete idea delle opportunità che si perdono a non fingersi intenditori di Champagne. Anche se con la crisi di oggi le vostre carte di credito (tutte) potrebbero supplicarvi di non farlo, non c’è metodo migliore per fare colpo al primo incontro! Certo, oltre all’eterno passivo di bilancio, dovrete mettere in conto 2-3 lezioni di francese – la pronuncia, ahimè, ha da essere inappuntabile!

E allora, pensate ancora che stiamo parlando di riassunti o siete d’accordo con me che anche la quarta di copertina, nel suo piccolo, può essere un genere letterario?

 

L’immagine di copertina è Donna che legge di Andrew Stevovich, olio su tela, 2011

 

 

 

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