“Ah, il profumo della carta!”

“Ah, però… il profumo della carta.”

C’è, come spesso accade, una spiegazione scientifica che ci viene in soccorso per spegnere ogni romanticismo. Andy Brunning è un chimico inglese che l’ha data nel suo blog.
La carta contiene cellulosa e lignina, anche se le carte moderne ne hanno meno che in passato. Questi ingredienti, degradandosi nel tempo, rilasciano composti organici che danno alla carta il suo tipico “profumo del tempo”: un misto di vaniglia, mandorla e qualche essenza floreale, un inconfondibile e irrinunciabile aroma di buono che i libri digitali neppure si sognano.

Per noi promotori (e si presume anche lettori) di libri digitali è molto comune capitare di essere protagonisti di uno scambio di battute come questo: “Di cosa ti occupi?”. “Ho una casa editrice di libri digitali”. “Ah, io non potrei mai rinunciare al libro di carta… Ah, il profumo della carta!”.

Ora, quando l’ultima volta non sono stata io a sentirmi dare una risposta simile, ma ho avuto l’occasione di ascoltarla su un autobus che mi portava al lavoro, ho pensato: “Ma questo profumo della carta è la verità vera di un lettore appassionato o è una forma annoiata e di tendenza che vale quanto un piuttosto che usato al posto di una congiunzione?”.

Ho pensato anche che si potrebbe improvvisare un test. Se avete voglia di farlo eccolo qui.
La prima domanda è:

1) Quanto vale “il profumo della carta” nella vostra esperienza della lettura?
Certamente, come sempre capita, maggiore è il coinvolgimento di tutti i sensi e maggiore è l’entusiasmo prodotto dall’esperienza. In un libro, comunque, il profumo della carta che valore ha?
Le risposte possibili sono: a) entro il 20%; b) entro il 40%; c) entro il 60%; d) entro l’80%; e) il 100%?!? :)

Ok, passiamo alla seconda domanda. Se i conti tornano l’insieme degli ingredienti che sto per elencare e che reputo parte integrante dell’atto di leggere non dovrebbero superare la percentuale residua che concedete al libro dopo aver tolto quella attribuita al “profumo della carta”:
l’interesse della trama, della storia, o più in generale del contenuto
la componente immaginativa e di svago
la componente emotiva (commozione, divertimento, memoria)
l’apprendimento e l’accrescimento che derivano dalla lettura
la piacevolezza grafica del testo e delle sue immagini

2) Attribuiamo la percentuale restante dal “profumo della carta” a queste componenti residue. Ovviamente la percentuale andrà divisa per cinque. Qualcuno si è pentito di aver attribuito al “profumo della carta” quel gran numero di punti?

È solo un gioco, ma a me fa riflettere. Che cosa produciamo quando produciamo libri? E in secondo luogo, cosa vendiamo quando vendiamo libri?
Preferisco lasciare la domanda aperta per non entrare in polemica, e anche perché riconosco ancor prima di argomentare che la risposta, qualunque essa sia, sarà soggettiva e autentica, e dunque indiscutibile.
Ma l’ampiezza delle risposte che prevedo è anche la prova, secondo me, che se la discussione sul digitale si riduce all’obiezione sul supporto vuol dire che stiamo tralasciando qualcosa, che invece potrebbe e dovrebbe esser detto.

È da tanto tempo ormai, praticamente da poco prima che io stessa iniziassi a metterci le mani, che i libri vengono impaginati sui computer per poi essere stampati su carta. È da tempo dunque che i libri che che ci piacciono di più sono nati “digitali”, in una fase in cui sono ancora file di stampa pronti ad essere spediti in tipografia.
Cosa cambia nel passaggio da un file di stampa a un ebook?

Poco in realtà.

Il formato ePub (generalizzo per parlare in generale di formato libro digitale) ha ovviato a qualche fastidioso inconveniente dei file in formato pdf: i caratteri si possono ingrandire invece di zoomare la pagina, se sono un lettore notturno posso leggere in bianco su nero per non dar fastidio al collega di lenzuolo, ho sempre un sommario a disposizione per zompettare da una parte all’altra del testo senza colpo ferire, ho anche dei collegamenti ipertestuali che mi lanciano dal testo allo spazio del sapere infinito, e infine le ricerche di lemmi nel testo non sono mai state così semplici. Certo, ho perso un po’, un bel po’, in layout grafico e romanticismo, ma al centro dell’ebook c’è il contenuto, e il lettore, e la lettura, sempre e comunque.

Non male per coloro tra di voi che hanno attribuito a quelle cinque componenti che non sono il “profumo della carta” un valore uguale o superiore al 50%. Forse l’ebook, anche se non lo sanno, è il loro prodotto ideale.

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